Questo sito e questo manifesto nascono da un profondo disgusto per lo stato attuale dell'arte e della società. Essi intendono sollecitare un risveglio: non tanto delle abbruttite coscienze dei molti (impresa impossibile) ma almeno delle intorpidite intelligenze dei pochi.
Noi riteniamo che l'arte contemporanea, nella sua forma dominante, si sia trasformata in un'istituzione accademica fondata sul denaro e sulla ricerca del successo, senza più rapporto alcuno con l'attività creativa.
Anche se non ci sfugge il nesso fra questo degrado e il modello culturale ed economico che sta conducendo il pianeta alla distruzione, crediamo che l'attuale crisi dell'arte provenga da lontano, almeno dalla fine delle cosiddette avanguardie storiche. A nostro parere la rottura è avvenuta poco più di mezzo secolo fa, quando la comunità degli artisti si è dissolta e il comando delle operazioni è stato assunto dal mercato, anche per rispondere alla nuova società del benessere e al desiderio di acculturazione di un pubblico più vasto.
Naturalmente si è fatto il possibile per mascherare questo cambio di guardia, consolidato nei decenni successivi. Nonostante la manieristica reiterazione del linguaggio delle avanguardie, esso ha modificato radicalmente la natura dell'arte moderna, alterando la percezione del suo significato e del suo sviluppo, stravolgendo i criteri di selezione dei valori e modificando il ruolo dell'artista e il suo rapporto con la società.
Anche se in seguito sono state esaurite tutte le possibilità, sia di rielaborazione sia di opposizione al linguaggio moderno, a nostro avviso il significato essenziale dell'arte dell'ultimo mezzo secolo consiste nella sua natura accademica, cioè nella riduzione dell'arte a una tradizione di teorie, forme e modelli operativi. Questo ridicolo e ormai putrefatto sistema di convenzioni, tenuto in vita artificialmente da una schiera di ben remunerati professionisti (galleristi, critici, collezionisti) ha cancellato ogni libertà e ha evitato una volta per tutte ogni rischio.
Il difficile compito che ci attende - in quanto uomini sinceri e disinteressati - è di ricostruire su queste macerie un'arte e una comunità di artisti degna di questo nome, partendo quasi da zero come avevano fatto i nostri predecessori un secolo e mezzo fa.
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